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giovedì 27 giugno 2019

RECENSIONE: Il profumo del mosto e dei ricordi di Alessia Coppola


"Pian piano tutto acquisiva un senso, i fili smarriti del mio passato e quello di mia madre si legavano di nuovo insieme, tramite le parole di Alessandro che mi restituivano l’immagine di mio nonno. Stavo imparando a conoscerlo come non mi sarei mai aspettata. Lui non c’era più, ma era quasi vivo attraverso il ragazzo che avevo di fronte. Mi sorprese e mi rese felice sapere che avevo ereditato la passione per l’arte da Umberto. Mi sentivo parte di qualcosa, di un disegno più grande, che credevo perduto."




Lavinia vive a Firenze, dove studia e lavora come restauratrice. Quando un telegramma le annuncia la morte del nonno, che non ha mai conosciuto, sarà proprio lei a partire per la Puglia per valutare l’eredità ricevuta. Al suo arrivo trova un’antica masseria da ristrutturare, terre e vigneti in stato di abbandono, ma trova anche una grande famiglia pronta ad accoglierla. Abituata alla città, Lavinia si sente quasi a disagio in quell’ambiente rustico, e mal sopporta le premure e l’affetto che tutti le riservano, convinti che lei sia lì per risollevare le sorti della tenuta. E invece Lavinia è pronta a venderla, anche se non ha il coraggio di confessarlo. Quel viaggio in una terra sconosciuta, selvaggia e vigorosa, ha però in serbo delle sorprese. Alessandro, il giovane agronomo che lavorava a fianco del nonno, le farà conoscere ogni angolo della proprietà, la guiderà alla scoperta delle sue radici, narrandole storie che nessuno le ha mai raccontato.
Ripercorrere insieme a lui quel passato, avvolto nel mistero e capace di risvegliare tanti ricordi, le farà cambiare idea su molte cose…
Un’eredità inattesa.
Un viaggio alla scoperta di legami familiari sconosciuti.
Un amore capace di vincere le ombre del passato.



Un grande segreto



Lavinia vive a Firenze, studia arte e lavora come restauratrice. E' una ragazza dallo spirito irrequieto, senza radici e senza legami, cresciuta sola con la madre, Bianca, che l’ha sempre tenuta a distanza creando così un rapporto freddo e alle volte difficile. Quando un giorno arriva un telegramma che annuncia la morte del nonno materno e stravolge le loro vite.

"La solitudine e il senso di vuoto avevano creato una dura crosta sul mio cuore, che nessuno era riuscito a scalfire." 

Questa sconcertante notizia, porta Bianca a riaprire vecchie ferite e sarà Lavinia a recarsi in Puglia presso la masseria di proprietà del nonno per deciderne la sorte, essendo lei e la madre le uniche eredi. Giunta a destinazione Lavinia trova ad attenderla una famiglia che non sapeva di avere. Persone che hanno lavorato e vissuto con il nonno e che la accolgono come se la aspettassero da sempre e se il suo posto fosse lì con loro. E' così che Lavinia si ritrova schiacciata dal senso di colpa, la vecchia masseria è in pessimo stato e, dopo aver visto la tenuta, la ragazza crede che la cosa migliore sia vendere.

Tuttavia, durante la permanenza presso la Rosa Bianca, Lavinia conoscerà una parte del suo passato a lei sconosciuta e avrà modo di compiere un vero e proprio percorso di crescita interiore. Le cose cambieranno e il tutto prenderà una sfumatura diversa. Così giorno dopo giorno, il fascino della tenuta e della campagna, come delle persone che vivono in quel luogo, s’insinuano nel cuore di Lavinia facendo crescere in lei il desiderio di riportare la casa al suo antico splendore.

Ma è soprattutto grazie ad Alessandro se Lavinia riesce a capire veramente cosa significa per la sua famiglia la Rosa Bianca. Alessandro è un ragazzo dolce, vive e lavora nella masseria da sempre, ama la terra dove è nato e la conosce a fondo grazie agli insegnamenti di Umberto, il nonno di Lavinia. Durante tutto il racconto è sempre presente al fianco della ragazza, le fa da cicerone mostrandole ogni cosa, dal vigneto alle cantine, dal fienile al lago, creando tra di loro un forte e indissolubile legame. 

"Non si è mai gli stessi, in fondo. Quando si compie un viaggio o si incontra qualcuno, non siamo mai le stesse persone che eravamo prima. Sì, una parte di noi rimane immutata, Ma eventi e incontri possono rivoluzionare un'intera vita. Tutto ciò che accade, nel bene e nel male, ci trasforma. E tu non sembri la stessa di quando ti ho visto arrivare con la tua valigia dal vialetto."

Alessia Coppola racconta la storia di una grande famiglia, avvolta da misteri e segreti, ma anche da amore e comprensione e questo perché a volte, soprattutto quando si tratta di famiglia, è giusto abbattere i muri innalzati dal rancore e guardare oltre. 

Il romanzo è ben strutturato, la trama è solida, le ambientazioni sono ben descritte e lo stile dell'autrice è semplice e lineare. Ho trovato i personaggi un po' squilibrati. Durante alcuni dialoghi tra Lavinia e Alessandro lei mi è sembrata molto frivola e superficiale, mentre lui un po' sostenuto facendo riferimento troppe volte a ciò che in passato era solito dire il nonno di Lavinia. 

Tutto sommato Il profumo del mosto e dei ricordi è un bel romanzo contemporaneo da leggere quando si cerca qualcosa di leggero, ma allo stesso tempo qualcosa che possa donare una storia basata su forti valori, come la famiglia e l'amore, il tutto condito da uno splendido paesaggio dai luoghi incantati.

giovedì 20 giugno 2019

RECENSIONE: La madre di Grazia Deledda


"[...] la madre ogni tanto vedeva gli occhi vaganti e inquieti del figlio fermarsi, diventar duri e opachi come di pietra, ottenebrati dalla notte interna: ed egli a sua volta si scuoteva accorgendosi che ella lo osservava e che indovinava la sua pena."



In un paese ricco di tradizioni e unito da una ferrea legge morale, Paulo, giovane sacerdote in cui tutti confidano e che tutti ritengono esempio di fede e devozione, si innamora di Agnese, una donna che vive sola nella grande tenuta di famiglia. La madre di Paulo, accortasi dei sentimenti del figlio e delle sue fughe notturne e decisa a proteggerlo dalle tentazioni, tenta di riportarlo sulla retta via, ricordandogli i doveri di parroco e consigliandogli di confidare nel Signore, interrompendo immediatamente la peccaminosa relazione. Dilaniato tra il senso di colpa e la profonda passione, Paulo torna ancora una volta dall'amata, ma, ormai convinto della propria fede, si rifiuta di cedere alle sue lusinghe. Agnese promette di rivelare pubblicamente la loro relazione durante il rito domenicale, causando in Paulo e nella madre una profonda angoscia. Nonostante la rinuncia della donna, a mettere in pratica quanto minacciato, lo stress accumulato nei giorni precedenti causa la repentina morte della madre al termine della funzione.

Un romanzo di fede e di peccato, prostrazione e letizia, timori taciuti e passioni che irrompono incontrollate.




Legame simbiotico



Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura, studiò da autodidatta ed esordì come giornalista su riviste di moda. Incrociando influssi veristi e dannunziani, scrisse romanzi e racconti dalla vena etica in cui è descritta la dura vita quotidiana dei compaesani sardi. Altre opere: Canne al vento, L'edera.

La madre è un romanzo che racconta la storia di Paulo, il parroco del paese di Aar, che si ritrova a combattere con se stesso, diviso tra l'amore per Agnese e il giuramento di fedeltà rivolto verso la Chiesa. L’oscurità della notte domina la narrazione, insieme al tormento interiore di Paulo che nasce dal contrasto fra il corpo, la mente e lo spirito.

"[...] sapeva di non conoscersi, di non essere padrone di sé stesso; d'ingannarsi, d'ingannarsi sempre."

Dall’altra parte abbiamo sua madre, Maria Maddalena, il simbolo della coscienza e del legame simbiotico che la lega al figlio. Soffre per i dilemmi che lo affliggono e cerca di forzarlo a tornare sulla retta via. Maria Maddalena è semplicemente una madre che vuole il bene e la felicità del proprio figlio, al punto da non sapere più cosa sia meglio per lui. 

Il dramma ha inizio quando la madre di Paulo scopre che il figlio ha una relazione. Paulo si sente in difetto, giudicato a priori senza possibilità di appello, senza rendersi conto che sua madre in lui non vede un peccatore, ma solo la confusione di un ragazzo che ha scelto la propria strada quando era troppo giovane.

"Perché non parlavi così ieri sera? E le altre sere? Perché la verità è un'altra. Adesso qualcuno ti ha scoperto, forse tua madre stessa, e tu hai paura del mondo. Non è la paura di Dio che ti spinge a lasciarmi."



Il fulcro del romanzo è proprio questo, il confronto tra madre e figlio riguardo la relazione con Agnese, ma le loro conversazioni sono sempre molto brevi e fredde e finiscono per non avere mai uno scontro diretto dove potersi parlare apertamente. Il dubbio e la confusione regna nella mente di entrambi, ma nessuno dei due ha davvero il coraggio di affrontare l'argomento.

Il tragico epilogo, con la morte improvvisa della madre diventa il castigo finale, l'espiazione del peccato di Paulo, che rimarrà segnato da un rimorso indelebile. 

Con La madre, Grazia Deledda regala un tratto di vita quotidiana, un vivere fatto di piccole cose, di sentimenti e rinunce. La semplicità dei protagonisti si rispecchia nei gesti, nelle parole, in un paese radicato sulle tradizioni e su una salda morale. Un romanzo di fede e di peccato, di prostrazione e letizia, di umori taciuti e passioni che irrompono incontrollate.

martedì 18 giugno 2019

RECENSIONE: Una volta è abbastanza di Giulia Ciarapica


"Non ci si allontana mai troppo da ciò che si è stati, soprattutto se non si è ancora certi di quel che si vorrebbe diventare."


L’Italia è appena uscita dalla guerra. A Casette d’Ete, un borgo sperduto dell’entroterra marchigiano, la vita è scandita da albe silenziose e da tramonti che nessuno vede perché a quell’ora sono tutti nei laboratori ad attaccare suole, togliere chiodi, passare il mastice. A cucire scarpe. Annetta e Giuliana sono sorelle: tanto è eccentrica e spavalda la maggiore – capelli alla maschietta e rossetti vistosi, una che fiuta sempre l’occasione giusta – quanto è acerba e inesperta la minore, timorosa di uscire allo scoperto e allo stesso tempo inquieta come un cucciolo che scalpita nella tana, in attesa di scoprire il mondo. Nonostante siano così diverse, l’amore che le unisce è viscerale. A metterlo a dura prova però è Valentino: non supera il metro e sessantacinque, ha profondi occhi scuri e non si lascia mai intimidire. Attirato dall’esplosività di Annetta, finisce per innamorarsi e sposare Giuliana. Insieme si lanciano nell’industria calzaturiera, dirigendo una fabbrica destinata ad avere sempre più successo. Dopo anni, nonostante la guerra silenziosa tra Annetta e Giuliana continui, le due sorelle non sono mai riuscite a mettere a tacere la forza del loro legame, che urla e aggredisce lo stomaco. In queste pagine che scorrono veloci come solo nei migliori romanzi, Giulia Ciarapica ci apre le porte di una comunità della provincia profonda: tra quelle colline si combatte per il riscatto e tutti lottano per un futuro diverso. Non sanno dove li porterà, ma hanno bisogno di credere e di andare.



La famiglia. L'impresa. Il territorio. 



Questi sono i tre temi principali cui verte il romanzo d'esordio di Giulia Ciarapica, giovane scrittrice e blogger culturale che ha saputo legare al meglio ricordi di famiglia, ricerca storica e conoscenza del territorio.

Una volta è abbastanza è il primo libro di una trilogia che racconta la storia di una città dalla quiete disarmante, ma dura, tenace e resistente. Casette d'Ete è un paesino della provincia marchigiana che fa da sfondo alle vicende di un popolo abbattuto dal secondo dopo guerra. 

In questo romanzo si parla molto anche di lavoro, inteso come destino, ma anche come riscatto e voglia di reinventarsi un futuro dove l'artigianato diventerà arte. Le famiglie Verdini e Betelli sono i principali fautori di questa rinascita, ma sono anche al centro di vicende personali poiché nelle aziende a conduzione familiare il legame tra famiglia e professione è molto forte.

Annetta e Giuliana Betelli, sorelle legate da un legame indissolubile sono le due colonne portanti della storia. Unite non solo nel sangue e nella carne, ma anche da una storia d'amore che ha come protagonista Valentino Verdini.

Annetta, indomita e passionale, caparbia e orgogliosa, una donna di rara sensualità che prende sempre la vita di petto. E' dinamica, indipendente e sfuggente. Ha amato Valentino in gioventù, però senza riuscire a restargli fedele in periodo di guerra causando così la fine del loro rapporto. 

"Annetta è quel tipo di donna che la vita offre a un uomo quando vuole metterne alla prova la resistenza; è lo spigolo invisibile contro cui si va a sbattere, il tratto di strada più prossimo al burrone."

Giuliana è una donna inquieta, forte e fragile insieme. Una donna volitiva, ma che è al contempo succube delle opinioni altrui. Ombrosa e scostante a tratti è ricca di sfaccettature. E' la sorella minore di Annetta e moglie di Valentino.

"Ci sono omenti in cui Giuliana sa come dare voce ai propri sentimenti, e allora dispiega le labbra in un sorriso lento, che si srotola a mano a mano, allentando i muscoli del corpo; la tensione quotidiana è come se si alleviasse di colpo. Eppure, basta una piccola scintilla, un balenio d'ansia per trasformarla in una fotografa stracciata, scompigliata e incrinata dalle preoccupazioni."

Valentino è una persona molto limpida e sa sempre ciò che vuole. Non dimentica mai, si guarda ogni giorno allo specchio e si riconosce, sa chi è, e sa fin dove vuole arrivare. Vorace e verace. Ha un grande fascino e ama tutte le donne, ma al momento giusto sa riconoscere in Giuliana la donna della sua vita, quella a cui resterà ancorato per sempre. 

La storia si sviluppa nell'arco di vent'anni dove saremo spettatori degli scontri e delle gelosie tra Annetta e Giuliana, dei tradimenti di Valentino, dell’arrivo della televisione e del Carosello. Vedremo la creatività e il talento di Giuliana e Valentino, la loro crescita imprenditoriale fino alla nascita del Calzaturificio Valens. Ci immergeremo così a fondo nella vita di queste persone che avremo l'onore di prendere parte alla nascita di nuovi amori e alla fine della vita, alla gioia, al dolore e alle lotte che affronteranno.


Giulia Ciarapica ha saputo rapirmi con la sua scrittura limpida e ricca, di emozioni, di dettagli e di attimi di vita. Ha saputo trasportarmi nell'Italia di un'altra epoca, mi ha regalato sensazioni, odori e mi ha permesso di toccare con forza e delicatezza la vita di una famiglia densa e dalle mille sfumature.

Una volta è abbastanza è in grado di catapultare il lettore in una realtà così diversa, ma vicina alla nostra da farci capire che attraverso il passato possiamo trovare una via verso il futuro.

"Perché resta solo quel che conta, e conta soltanto ciò che resta. Al di là di tutto. Nonostante tutto."

domenica 11 novembre 2018

RECENSIONE: Adolphe di Benjamin Constant

"L'amore supplisce ai lunghi ricordi con un incantesimo: mentre tutti gli altri affetti necessitano di un passato, l'amore ne crea uno suo proprio pur essendone privo, impiantando negli amanti radici profonde. Concede, se vogliamo, la coscienza di aver vissuto per anni con un essere che, fino a poco addietro, ci era pressoché sconosciuto.
L'amore altro non è che un punto luminoso e, nondimeno, pare padroneggiare sul tempo: pochi giorni prima non esisteva e forse, di lì a poco, avrà fine, ma fin tanto che esiste egli domina sul tempo che lo ha preceduto e su quello a venire."



Titolo: Adolphe
Autore: Benjamin Constant
Editore: Edizioni Clandestine
Pagine: 96
Prezzo: € 7,00

Composto di getto alla fine del 1806 ma pubblicato solo nel 1816, Adolphe costituisce un romanzo di straordinaria modernità. Il giovane protagonista, terminati gli studi, conosce Ellénore, l'affascinante amante del conte di P***, ch'egli decide di conquistare per soddisfare la propria vanità. Quando, vinta l'iniziale ritrosia, la donna gli sacrifica tutto, figli, denaro e reputazione, egli, scemato l'iniziale entusiasmo, nel sentirsi prigioniero e incompreso, decide di allontanarsi da lei.
Ma Adolphe, eroe ambiguo e affascinante, si mostrerà incapace di porre fine a una relazione, che al tempo stesso lo ammalia e lo soffoca e, pur non riuscendo a ricambiare l'amore indiscusso ch'ella prova per lui, altrettanto il senso di colpa e il suo perenne appellarsi all'onore lo terranno, suo malgrado, avvinto a Ellénore.
La tormentata vicenda di un amore infelice, dalle cui ceneri emerge una libertà fasulla che mai riuscirà a preservare il protagonista da una vita di rimorso e solitudine.



Attento a ciò che desideri



Adolphe non è una storia d'amore, ma piuttosto una dichiarazione d'odio, scrive Stendhal.
Questo breve e amarissimo romanzo racconta la storia di un giovane uomo che sente la necessità di affrontare una travolgente storia d'amore. Il suo nome è Adolphe ha ventidue anni e ha appena finito gli studi. Prima di cominciare a lavorare insieme al padre decide di intraprendere un viaggio che gli possa permettere di essere riconosciuto come uomo influente di Gottingen e incontra così Ellénore, una donna forte, intelligente e dalle idee giuste. 

Adolphe, inesperto e dal carattere particolarmente ambiguo riconosce in Ellénore una conquista degna di se stesso. Nonostante le avversità tra i due inizia una relazione fatta di lunghe passeggiate, durante le quali leggono poeti inglesi e affrontano mille conversazioni di argomenti diversi.
Adolphe si sforza di piacerle, osserva la sua natura restando freddo e imparziale. Non si sarebbe rassegnato a un suo rifiuto, in mente ha solo il suo obiettivo: dichiararsi il prima possibile a Ellénore dando per scontato che lei ricambiasse i suoi sentimenti.

Nel corso della storia però le cose si trasformano. Nel momento in cui Ellénore si lascia andare, abbandona completamente la sua vita per seguire l'uomo che ama, Adolphe si rende conto che in realtà non è ciò che vuole. Lui non amava quella donna, ne era semplicemente attratto e bramoso di averla tutta per se confonde il desiderio con l'amore.

"E' una sciagura terribile quella di non essere corrisposti quando si ama; ma assai più grande è quella di essere amati con passione quando si è cessato di amare."

Ellénore vive per lui, si nutre di questo amore e con dignità e coraggio mette tutta la propria vita in discussione per Adolphe. Lui la segue solo per obbligo e perché troppo debole per scrollarsi di dosso il sentimento assoluto di lei. Quest’uomo commuove quasi per la sua vigliaccheria e il suo mentire, prima di tutto a se stesso. Irrita la sua voglia di adagiarsi e di rimandare il problema a un giorno ancora da stabilire, ma infondo forse è da compatire perché è stato il suo desiderio di amare a fargli credere di amare veramente Ellénore.

"Apparsa innanzi ai miei occhi in un frangente in cui il mio cuore necessitava di amare e la mia vanità di sollecitazioni, Ellénore mi sembrò una conquista degna di me"

Chi stabilisce il limite tra sentimento e desiderio di quel sentimento? Alla fine non è il soggetto che si ama, ma solo il bisogno di amare qualsiasi soggetto.

domenica 19 agosto 2018

RECENSIONE: Il Ballo di Irène Némirovsky

"Stese lentamente la mano, la posò sui capelli della madre, li accarezzò con dita leggere, un po' tremanti. «Povera mamma»."



 Titolo: Il Ballo
Autore: Irène Némirovsky
Pagine: 83
Prezzo: € 8,00

Il ballo ha la perfezione esemplare di un piccolo classico, poiché riesce a mescolare, pur nella sua brevità, i temi più ardui: la rivalità madre-figlia, l’ipocrisia sociale, le goffe vertigini della ricchezza improvvisata, le vendette smisurate dell’adolescenza – che passano, in questo caso eccezionale, dall’immaginazione alla realtà. Perché è proprio una vendetta, quella della quattordicenne Antoinette nei confronti della madre: non premeditata, e per questo ancora più terribile. In poche pagine folgoranti, con la sua scrittura scarna ed essenziale, Irène Némirovsky condensa, senza nulla celare della sua bruciante crudeltà, un dramma di amore respinto, di risentimento e di ambizione. Nel 1929, quando Némirovsky pubblica David Golder, il suo primo romanzo (a cui l’anno dopo seguirà Il ballo), la critica manifesta tutta la sua sbalordita ammirazione di fronte a questa giovane donna elegante e mondana, appartenente a una ricca famiglia di émigré russi di origine ebrea, che si rivela una brillante scrittrice. Per tutti gli anni Trenta Irène Némirovsky continuerà a pubblicare con immutato successo. Nel dopoguerra, tuttavia, sulla sua opera cala il silenzio. Solo a partire dall’autunno del 2004 la critica, ma soprattutto i lettori, hanno cominciato a restituire a Irène Némirovsky il posto che le spetta fra i più grandi, e i più amati, narratori del Novecento.



Madre - figlia



Il tema principale affrontato in queste poche pagine è il rapporto tra madre e figlia. Decisamente turbolento, fatto di odio, gelosia, a tratti anche di disprezzo. Antoinette si sente trascurata, poco amata e messa da parte; la madre a sua volta si sente quasi in competizione con la giovane figlia adolescente. 

La protagonista Antoinette Kampf è la figlia di due parvenu da poco entrati a far parte dell'alta società. Desiderosi di far subito colpo sulla borghesia, il signore e la signora Kampf decidono di organizzare un ballo al quale hanno intenzione di invitare tutta la gente che conta. La figlia, esclusa dal grande evento perché ancora troppo piccola escogita un piano per vendicarsi della madre.

Questo racconto breve ma intenso è un affresco tragicomico della società del tempo, un ritratto cinico e spietato di una classe sociale che crede solo nel potere del denaro. Dal ritmo incalzante, ricco di colpi di scena e dal finale un po' ambiguo si divora in poche ore. Lo stile della Némirovsky è diretto, semplice e asciutto, ma ha il grande potere di incidere le emozioni dei personaggi anche in poche pagine.



"Nessuno le voleva bene, nessuno al mondo... Ma non vedevano dunque - ciechi, imbecilli - che lei era mille volte più intelligente, più raffinata, più profonda di tutti loro, di tutta quella gente che osava educarla, istruirla... Arricchiti volgari, ignoranti... Ah come aveva riso di loro per tutta la sera! E loro, naturalmente non si erano accorti di nulla..."
 

lunedì 9 luglio 2018

RECENSIONE: La strada per la felicità di Silvia Mango

“Sono giunta alla conclusione di non essere stata in grado di ribattere perché era un po' la storia della mia vita, aveva a che fare con i miei sensi di colpa e inadeguatezza cronici. Per quanti anni non mi ero mai sentita all'altezza? [...] Forse, alla fine, l'ho fatto per me, per evitare di espormi, per sopravvivere.



Titolo: La strada per la felicità
Autore: Silvia Mango
Pagine: 379
Prezzo: € 8,99

Superati i trent'anni, Magnolia ha smesso di sognare. Anche se vive in un quartiere residenziale di Torino con un marito ricco e famoso, la sua vita è completamente infelice. 
Alice, la loro bimba di sei, anni presenta una grave forma di disabilità degenerativa agli arti inferiori e Alberto è freddo, cinico ed egocentrico. 
Dopo l’ennesimo litigio, la donna decide che è arrivato il momento di prendere in mano le redini della sua vita e parte insieme ad Alice alla volta del Salento, dove esiste una tenuta in cui si pratica l’Ippoterapia, preziosa per la malattia della bambina. 
Qui Magnolia ritrova Ettore. Lui è il suo primo amore, l'uomo che le ha fatto scoprire "l’amore": quello vero e mai sopito.
Tra i due pulsa ancora qualcosa di molto forte, ma non sarà affatto semplice ricucire uno strappo profondo durato vent'anni e affrontare un marito che non accetta di essere stato lasciato da sua moglie...



La rivalsa 



"La strada per la felicità" è un romanzo che narra più storie d'amore.

Una tra Magnolia e la figlia Alice, che racconta nel modo più assoluto ciò che un genitore è disposto a fare per il proprio figlio. Alice purtroppo è affetta da una malattia che non le permette il corretto utilizzo delle gambe ed è costretta ad una vita di stampelle e sedia a rotelle. Ma sua madre, una donna davvero forte e caparbia non si arrende davanti alle difficoltà e nonostante sia consapevole che sua figlia non potrà mai guarire continua a lottare per trovare qualcosa che possa rendere Alice davvero felice.

La seconda tra Magnolia ed Ettore, colui che rappresenta il suo grande e vero primo amore. Di quest'uomo ne verremo a conoscenza solo a circa metà storia perché la sua figura apparirà solo dopo la rottura tra Magnolia e il marito Alberto. Ma Ettore, come scopriremo più avanti, è apparso nella vita della protagonista molto prima di Alice e molto prima di Alberto. Quest'uomo è una persona semplice, di cuore, un grande lavoratore. Un uomo che ha affrontato tante difficoltà nella sua vita e che si è sempre tirato su di maniche per trovare una soluzione. Lui nonostante tutto è riuscito a vivere la vita che desiderava e a creare davvero qualcosa di bello (che non vi svelerò!).

L'ultima storia d'amore è quella tra Magnolia e se stessa, e credo che questa sia la più importante raccontata all'interno di questo romanzo. Magnolia ha un carattere particolare, fin da ragazza ha sempre e comunque avuto il bisogno prima di compiacere il volere dei suoi genitori, poi quello del marito, tralasciando così i suoi veri desideri e le sue passioni. Ma un giorno, stanca della cattiveria di Alberto decide di alzare finalmente la testa e prendere una decisione per se stessa e la figlia senza avere il  bisogno del consenso del marito. 

Nel momento della rottura tra i due coniugi, sia per Magnolia che per Alice comincia una nuova vita. Per un mese intero si trasferiranno in un ranch in Salento dove la bambina potrà svolgere l'ippoterapia e passare l'estate a divertirsi; mentre Magnolia ritroverà se stessa, le sue passioni e la sua voglia di vivere. 



“Lo guardai rivolgere lo sguardo al cielo. Rimanemmo così per non so quanto tempo. Non avevamo niente da dirci, ma non era una cosa brutta. Mi aveva capita, mi aveva rispettata e per me era la cosa più importante al mondo.



"La strada per la felicità" è un romanzo che racconta una storia di rivalsa, che la vita va vissuta in base a ciò che noi vogliamo, seguendo i nostri desideri e senza tralasciare ciò che ci piace davvero. Questo romanzo fa capire al lettore che nonostante le avversità la vita è bella e merita di essere vissuta al meglio.



L'autrice regala pagine piene di emozioni, scrive attraverso il punto di vista di Magnolia che è personaggio principale e narratore. Il romanzo ha uno stile semplice, diretto e fluido. "La strada per la felicità" è un libro che sento di poter consigliare a tutti coloro che hanno bisogno di mettere chiarezza dentro se stessi godendosi anche una bella storia d'amore.



“Fui  sfiorata dal pensiero di dovergli dire qualcosa, giustificare il mio pianto, indossare una maschera di ordinaria normalità, ma mi concessi il lusso di essere me stessa fino in fondo, anche nella mia fragilità capii che lui cercava semplicemente di starmi vicino e io glielo permisi. 

lunedì 21 maggio 2018

RECENSIONE: Il pipistrello di Jo Nesbo

“L'intuizione non è che la somma di tutte le esperienze fatte. M'immagino che tutto che hai visto, tutto che sai, credi di sapere e non sapevi di sapere siano immagazzinati nel subconscio dove sonnecchiano, per così dire. Normalmente non avverti la presenza di quell'animale dormiente, che mentre se ne sta lì a russare assorbe nuove impressioni, giusto? Ma ogni tanto batte le palpebre, si stiracchia e ti dice: ehi, guarda che quell'immagine l'ho già vista. E ti spiega quali punti dell'immagine sono collegati.





Titolo: Il pipistrello
Autore: Jo Nesbo
Editore: Einaudi Super ET
Pagine: 412
Prezzo: € 13,50

Una ragazza norvegese è stata assassinata a Sidney. Il detective Harry Hole della squadra Anticrimine di Oslo viene mandato in Australia per collaborare con la polizia locale. Ma lui non è tipo da limitarsi a osservare il lavoro degli altri. E presto scopre che l'omicidio della ragazza è l'ultimo anello di una lunga catena. Un quadro a tinte così forti che Harry vede proiettarsi sulle indagini l'ombra minacciosa di alcune figure della mitologia aborigena. In particolare quella di Narahdarn, il pipistrello che reca la morte nel mondo.






Il thriller 



Il pipistrello è il primo romanzo della serie di Harry Hole, pubblicato originariamente in Norvegia nel 1997, ma arrivato in Italia solo nel 2014. Non è solo il primo libro della serie, è anche il primo che Jo Nesbø ha scritto nella sua carriera. 

La storia si svolge in Australia, principalmente a Sidney, dove viene ritrovato il corpo senza vita di una ragazza svedese, stuprata e poi strangolata a morte. Harry Hole, un rinomato poliziotto norvegese, viene coinvolto nelle indagini per aiutare i colleghi australiani a risolvere il caso. 

Un aspetto importante di questo romanzo è che il lettore non solo partecipa alle indagini dell’assassinio ma, grazie ai racconti del poliziotto (partner di Hole) Andrew Kensington, entra in contatto con una parte preziosa della cultura australiana. Kensington infatti è uno dei personaggi principali di questo romanzo; è un aborigeno dal passato difficile e molto turbolento che conosce molti aspetti della storia dell’Australia. 

Un’altra particolarità è quella che, non essendo un romanzo fine a se stesso ma facendo parte di una serie dedicata appunto al poliziotto Harry Hole il lettore scopre poco alla volta i trascorsi di questo personaggio molto particolare; come ad esempio il vero motivo per cui è stato mandato in Australia e allontanato dalla Norvegia. 



“La gente ha paura delle cose che non capisce. E odia le cose di cui ha paura.



Per quanto riguarda i restanti personaggi principali di questa storia, il lettore viene a contatto con una grande varietà di soggetti molto diversi tra loro: il clown gay (dichiaratosi all’età di 10 anni e senza mai aver avuto un ripensamento sul suo orientamento sessuale), un uomo grasso (proprietario dell’appartamento in cuiviveva Inger) con un cane vegetariano, una delle colleghe della vittima (Brigitta – che successivamente diventerà un personaggio saliente), spacciatori, bande criminali, prostitute e spogliarelliste. Tutti straordinariamente descritti nei dettagli. 

Personalmente è un libro che mi è piaciuto molto, si tratta di un thriller psicologico, quindi non lo definirei affatto macabro, ma piuttosto ricco di indizi seminati qua e là che il lettore riesce a mettere insieme solo alla fine, solo al momento in cui Hole capisce chi è il vero colpevole. 

Non avendo mai letto nulla di Jo Nesbø (ma avendolo sempre sentito nominare) continuerò sicuramente nella lettura dei suoi romanzi. Il suo stile è semplice, diretto, accurato e dal ritmo calzante; a mio parere questo è un ottimo romanzo, fruibile da tutti e che non provoca incubi. La sua scrittura è completa, ricca di analessi e flashback; e utilizzando un narratore esterno permette al lettore di entrare in estremo contatto con la storia e la psicologia di ogni personaggio.



“La verità è che nessuno vive di verità e perciò la verità non interessa a nessuno. La verità che ci costruiamo è solo la somma di quel che la gente ritiene accettabile, commisurato al potere che detiene.

mercoledì 18 aprile 2018

RECENSIONE: Book Blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché di Giulia Ciarapica




Buongiorno Lettori!
Oggi mi occuperò di una delle tante tappe del Blog Tour dedicato al libro di Giulia Ciarapica. Si tratta di un saggio di critica letteraria il quale spiega, attraverso l'esperienza dell'autrice, chi è e cosa fa un book blogger.






Titolo: Book blogger. Scrivere di libri in rete: come, dove, perché
Autrice: Giulia Ciarapica
Editore: Franco Cesati Editore
Genere: Saggio
Pagine: 144
Data di pubblicazione: 8 febbraio 2018
Prezzo cartaceo: € 12.00
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SinossiChi è il book blogger e cosa fa? Cosa significa oggi fare critica letteraria 2.0? Il libro di Giulia Ciarapica propone un percorso attraverso i diversi modi di raccontare i libri in Rete: dal blog ai social network e YouTube, tutti gli strumenti sono utili per parlare di letteratura e per farlo in modo originale, fresco, ironico e creativo. Senza dimenticare però che dietro ogni blogger c'è prima di tutto un lettore, che ogni giorno si informa, confronta testi e cerca di trasmettere la propria passione al pubblico (piccolo o grande che sia) con un linguaggio chiaro e semplice. Partendo dai ferri del mestiere e dalla scelta dei testi, passando per le fasi della recensione e i relativi stili, senza lesinare consigli pratici e di lettura, Book blogger ci conduce alla scoperta di un mondo in grande fermento, provando anche a tracciare una mappa per orientarcisi: dai primissimi portali e lit-blog italiani alle ultime tendenze sui social, per arrivare ai siti contemporanei più attivi e seguiti e al fenomeno degli youtuber.



Un saggio, ma non solo...


Non è affatto semplice recensire un saggio, non c'è una trama, non ci sono personaggi né ambientazioni da analizzare. Ma ho trova in questo libro molti consigli e spunti da seguire e anche un nuovo modo di gestire il mio lit-blog.

Book Blogger non è un libro solo per blogger, ma è adatto a qualsiasi tipo di lettore che, grazie a questo "manuale" ha occasione di capire quanto e quale lavoro ci sia dietro ad un blog letterario. 

Per cominciare l'autrice consiglia (secondo il suo parere personale) una carrellata di libri da tenere sempre sulla scrivania e da consultare ad ogni evenienza; a partire da Dostoevskij, a Jane Austen fino a Dante, Boccaccio e Leopardi. Nella parte iniziale del saggio spiega quanto sia importante avere un'infarinatura generale sulla letteratura dei grandi classici.

Giulia Ciarapica ci spiega quante volte bisognerebbe leggere un libro e perché, ci aiuta a capire quali sono le fasi fondamentali da individuare ed analizzare durante la lettura. All'interno del suo saggio redige un'elenco piuttosto dettagliato di elementi importanti da tenere in considerazione mentre si crea la struttura base della recensione; consiglia delle linee guida per la composizione grafica dell'articolo, che stile e linguaggio utilizzare e anche come affrontare la revisione del testo.

Fin da subito ho capito che questo libro è una vera miniera di consigli utili da seguire. Lo tengo sempre con me durante la stesura di una recensione, l'ho riempito di post-it e ho preso un sacco di appunti ai quali fare riferimento. Mi sono creata una lista di libri da leggere, tra quelli consigliati e citati dall'autrice.

Book Blogger è un piccolo ma grande saggio che racconta il punto di vista di Giulia, il suo modo di scrivere e il suo stile. Non necessariamente bisogna affrontare il blogging sotto il suo stesso occhio, ma è un buon modo per cominciare. 
Ammetto di non essere completamente d'accordo con l'autrice e questo perché credo che alcuni aspetti siano troppo tecnici e alle volte anche troppo impegnativi. Sono del parere che un blog letterario non debba essere solo lavoro, ma anche passione ed è giusto uscire dagli schemi che in questo caso lei stessa si è costruita. 

In linea generale il libro è un ottimo saggio da leggere e tenere con sé, utile e ricco di riflessioni, ma non l'unico da prendere in considerazione come manuale del "perfetto book blogger".



Qui sotto vi lascio il calendario con le altre date del blog tour, mi raccomando seguiteci!



martedì 10 aprile 2018

RECENSIONE: I fiori non hanno paura del temporale di Bianca Rita Cataldi

“Ricordo di aver letto da qualche parte, in una rivista o forse in un romanzo, che quando si piange non lo si fa mai per un motivo solo. Il pianto ha una funzione catartica che si estende a tutti i dolori, tutte le ferite non sanate e, per questo, le lacrime che sembrano sgorgare da una singola emozione sono in realtà lacrime di tutte le altre emozioni non ancora sopite.



Titolo: I fiori non hanno paura del temporale
Autore: Bianca Rita Cataldi
Editore: HarperCollins
Prezzo: € 17,00 cartaceo - € 8,99 ebook
Pagine: 277

Bologna 1997. La stanza è in penombra e i libri e le musicassette sono sparsi dappertutto. Distesa sul letto, la camicia a quadri e i Nirvana sparati nelle orecchie dal walkman, Corinna muove i piedi a tempo e non stacca il naso dalla pagina. Ha sedici anni, i capelli rossi come fili di rame e un viso ricoperto di lentiggini su cui spiccano due occhi d'acciaio. È la figlia del primo grande amore di sua madre che se ne è andato poco prima del parto. Serena, detta Poochie, ha sette anni, i capelli scuri stretti in due codini fermati da elastici a forma di arcobaleno ed è la sua sorellastra. Il suo desiderio più grande è farsi considerare da quella sorella maggiore così misteriosa, sempre rintanata dietro le pagine di un libro e con le cuffie calcate sulla testa. Vivono in una grande e caotica tribù allargata in cui vige il matriarcato e dove per ogni decisione ci si rivolge al consesso delle antenate riunite nella cappella di famiglia al cimitero. Una famiglia fatta di donne dal sangue cocciuto e in cui nessuna tristezza può resistere di fronte al sapore magico di un tiramisù al pistacchio. Eppure l'equilibrio familiare comincia a vacillare quando Corinna riceve una strana scatola da scarpe chiusa malamente con del nastro adesivo. Dentro ci sono degli oggetti apparentemente scollegati tra loro, ma che sono l'ultimo regalo del suo vero padre, scomparso improvvisamente in un incidente. Corinna non ha dubbi: quegli oggetti hanno un significato e lei deve scoprirlo. Decide così di partire, insieme a Serena, per una caccia al tesoro per le vie di Bologna. La scatola in borsa e un sogno tra i capelli ribelli: trovare il segreto delle sue radici e, inevitabilmente, la propria strada nel mondo.



La famiglia


Serena, capelli neri e occhi scuri è la piccola di casa, curiosa e intuitiva è attratta dalla sorella maggiore Corinna, capelli rossi e occhi d'acciaio, introversa, amante dei libri e della musica. Figlie della stessa madre, appartengono ad una generazione di donne forti e dal sangue cocciuto, vivono insieme alla loro mamma, al padre di Serena - un uomo responsabile e razionale - e alla nonna, una signora stravagante che crede nella terra e nel potere della natura. Ma nella loro vita è forte anche la presenza di Donna Marzia, una persona dall'amore ruvido ma vero, e delle 8 zie defunte, tanto morte quanto estremamente fondamentali.




“Mi hanno chiamata Serena, perché nei primi giorni di vita ero tranquilla e anche un po' opaca come una lampadina che sta per fulminarsi.



E' Serena a raccontare in prima persona la storia della sua famiglia, in particolare quella di Corinna, che non ha mai conosciuto il padre e che improvvisamente si ritrova a dover fare i conti con una vecchia scatola di scarpe proveniente da un passato del quale non ha potuto fare parte. Spinta dalla curiosità e dal bisogno di sapere, accompagnata dalla sorella minore, alla quale vuole bene ma forse con un po' di distanza, intraprende un viaggio alla ricerca di una verità che la stravolgerà nel profondo.



“La verità non è fatta per rimanere nascosta a lungo. Non riesce a rimpicciolirsi, a costringersi entro i limiti dell'omertà. A un certo punto verrà fuori, uscirà dai bordi, farà saltare ogni cosa.



I fiori non hanno paura del temporale racconta di quanto sia importante una famiglia autentica e unita, di quanto sia importante coltivare i ricordi e gli affetti. La vita di Serena è un susseguirsi di figure amate, anche se quella della sorella è una figura sfuggente. Ma grazie alla vecchia Lettera 22 trovata abbandonata ai margini di una Provinciale, finalmente Serena riesce a vuotare il sacco, a scavare nel passato e a rivivere i suoi anni con Corinna. Ripercorre i momenti più importanti della loro avventura tra le vie e le piazze di Bologna, cominciata dopo l'arrivo di quella misteriosa scatola di scarpe. E' nel presente che Serena rimette in ordine i ricordi, vive ogni attimo assaporando i dettagli della sua vita trascorsa tra le mura di casa insieme alla mamma, alla nonna e alla sorella.

Lo stile dell'autrice, semplice ma ricco di descrizioni ed emozioni ci permette di vivere ciò che prova la protagonista, di sentire il profumo denso e caldo del famoso ragù di carne, di percepire il calore asfissiante di un'estate bolognese (e credetemi, è davvero asfissiante!), ma anche di vivere le preoccupazioni e le incertezze di una Serena bambina che attraverso i suoi occhi inesperti ci rende partecipi della quotidianità della sua famiglia.

La trama è coinvolgente, non si può fare a meno di amare tutti i personaggi e leggendo una pagina dopo l'altra si capisce quanta cura e quanto amore l'autrice Bianca Rita Cataldi abbia messo dentro questo romanzo. Racconta l'importanza del dolore, delle perdite, delle conseguenze alle decisioni prese, ma anche della gioia, della forza di andare avanti, del coraggio di affrontare la vita così come viene.

Un romanzo che sa affascinare il lettore grazie alla semplicità della realtà raccontata con delicatezza ed emozione.



“Sapeva per certo che la vita è una metamorfosi continua e così, anziché opporsi, ne assecondava il ritmo, sicura che il segreto della felicità risedesse nel movimento.

martedì 13 marzo 2018

RECENSIONE: I demoni di mezzanotte di Romina Principato

[...] per aver ucciso il figlio di un semplice contadino tramite l'utilizzo di unguenti e bevande avvelenate, oltre che proibite; per aver nascosto nella sua abitazione decine di boccette di polveri e liquidi di indubbia provenienza; per aver partecipato alla festa sabbatica sul Pianoro e aver banchettato col diavolo, e per aver maledetto con questi suoi deplorevoli atti la comunità in cui vive, viene condannata al rogo.



Titolo: I demoni di mezzanotte
Autore: Romina Principato
Editore: La memoria del mondo
Prezzo: € 16,90
Pagine: 537

Nell'Italia d'inizio '500, la comunità di un piccolo paese sperduto tra le colline della Val Camonica, controllato dal Duca De Baccelli e lontano dai domini della Diocesi di Brescia, vive come può dedicandosi all'allevamento e all'agricoltura, oltre che alla preghiera nella piccola chiesa gestita dal frate domenicano Orazio. In questa valle tranquilla, seppur molto povera, vivono Agata e Giacomo, fratelli gemelli di quindici anni, con la loro balia Amelia, che li ha cresciuti dopo la morte della madre naturale. Per nascondere un passato piuttosto tragico, i tre abitano isolati dal resto della popolazione, su una collina esposta direttamente sulla vallata e sul piccolo borgo...





Siete pronti ad entrare nella realtà oscura dell'Inquisizione?



Amelia, Agata e Giacomo sono membri di un'(a)tipica famiglia degli anni '20 del 1500.
La loro storia comincia con un flashback ambientato nel 1518, quando la madre dei due ragazzi - Agata e Giacomo - si ritrova in fuga al galoppo del suo cavallo. La donna, accusata di stregoneria, viene braccata dal Braccio Secolare e dai compaesani che a loro volta la ritengono colpevole di atti eretici. 

Dieci anni dopo, Agata e Giacomo vivono a Cemmo insieme alla balia Amelia, una vecchia e fidata amica della madre. La loro quotidianità è scandita da sacrifici enormi, sopravvivenza e speranza. Il paese è stretto sotto la morsa dell'inverno imminente, le provviste scarseggiano e le uniche fonti di sostentamento sono gli animali che forniscono loro latte e uova. Ogni giorno Amelia si reca al mercato e vende la propria merce con l'intenzione di poter guadagnare qualcosa e ricavarne abbastanza per comprare a sua volta fieno, cereali, farina e quant'altro. Agata si occupa principalmente dei lavori domestici, ma anche della cura degli animali; mentre Giacomo passa intere giornate a spaccare legna. 

Ma la tranquilla e monotona vita dei protagonisti viene bruscamente interrotta da un fatto agghiacciante; il parroco del paese invia una lettera al Vicariato di Brescia, al Vescovo e al Podestà per avvertirli di una certa festa che si è svolta sul Pianoro, ignaro delle conseguenze causate dal suo gesto.

“Questa è per voi, da parte del Vescovo. E' la risposta alla vostra richiesta di aiuto in merito ai presunti atti di stregoneria avvenuti in questo paese. La Santa Sede ha ritenuto opportuno approfittare della mia visita qui e della mia indiscutibile esperienza sull'argomento. Così sono stato nominato Inquisitore, incaricato di indagare per conto del Braccio Secolare e della Diocesi di Brescia.

Il titolo del libro vuole richiamare il rito sabbatico che si tiene abitualmente sul Pianoro, una specie di festa eretica a cui partecipano i paesani di Cemmo e dintorni.
E' proprio l'Inquisizione il tema principale de I demoni di mezzanotte; uno storico romanzato che attraverso le vicende di un paese, e di una famiglia in particolare, ci racconta una fase drastica della storia causata dai principi di una Chiesa che non accetta altre idee all'infuori della sua. Don Bernardino nelle vesti di Inquisitore rappresenta al meglio la perfidia e la malvagità di quest'epoca.

L'autrice del romanzo, Romina Principato, è molto scrupolosa nella verifica di date, luoghi e ambientazioni, nonostante lei stessa ammette di non aver mai fatto visita a Cemmo e alla Val Camonica si presta a studi e verifiche dei paesaggi e delle usanze del periodo storico di cui parla. Il suo stile è semplice, diretto, descrittivo e grazie ad esso possiamo inquadrare fin da subito anche i personaggi. 

Agata è una ragazza ingenua e ha scarsa stima di sé. Adreas e la sorella Costanza sono egoisti ed egocentrici; mentre Amelia e Giacomo si somigliano molto, anche se quest'ultimo ha una gelosia perversa nei confronti della sorella che inizialmente mi ha condotta fuori strada, ma che con il proseguire della storia sono riuscita a interpretare al meglio.

La storia viene raccontata attraverso un narratore esterno ed impersonale; ha un finale chiuso che mi ha shoccata in modo positivo e che ha lo scopo di ricongiungersi con l'inizio della narrazione. I demoni di mezzanotte rappresenta al meglio uno dei periodi storici più cruenti che coinvolge la Chiesa; rende complice il lettore dall'inizio alla fine. 

“Tutti si erano ammutoliti di fronte a quell'omicidio, tuttavia nessuno aveva protestato quando l'Inquisitore aveva ordinato che il corpo rimanesse lì a terra, davanti alle pire, come monito a tutti coloro che si fossero messi contro il volere di Dio.