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giovedì 20 giugno 2019

RECENSIONE: La madre di Grazia Deledda


"[...] la madre ogni tanto vedeva gli occhi vaganti e inquieti del figlio fermarsi, diventar duri e opachi come di pietra, ottenebrati dalla notte interna: ed egli a sua volta si scuoteva accorgendosi che ella lo osservava e che indovinava la sua pena."



In un paese ricco di tradizioni e unito da una ferrea legge morale, Paulo, giovane sacerdote in cui tutti confidano e che tutti ritengono esempio di fede e devozione, si innamora di Agnese, una donna che vive sola nella grande tenuta di famiglia. La madre di Paulo, accortasi dei sentimenti del figlio e delle sue fughe notturne e decisa a proteggerlo dalle tentazioni, tenta di riportarlo sulla retta via, ricordandogli i doveri di parroco e consigliandogli di confidare nel Signore, interrompendo immediatamente la peccaminosa relazione. Dilaniato tra il senso di colpa e la profonda passione, Paulo torna ancora una volta dall'amata, ma, ormai convinto della propria fede, si rifiuta di cedere alle sue lusinghe. Agnese promette di rivelare pubblicamente la loro relazione durante il rito domenicale, causando in Paulo e nella madre una profonda angoscia. Nonostante la rinuncia della donna, a mettere in pratica quanto minacciato, lo stress accumulato nei giorni precedenti causa la repentina morte della madre al termine della funzione.

Un romanzo di fede e di peccato, prostrazione e letizia, timori taciuti e passioni che irrompono incontrollate.




Legame simbiotico



Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura, studiò da autodidatta ed esordì come giornalista su riviste di moda. Incrociando influssi veristi e dannunziani, scrisse romanzi e racconti dalla vena etica in cui è descritta la dura vita quotidiana dei compaesani sardi. Altre opere: Canne al vento, L'edera.

La madre è un romanzo che racconta la storia di Paulo, il parroco del paese di Aar, che si ritrova a combattere con se stesso, diviso tra l'amore per Agnese e il giuramento di fedeltà rivolto verso la Chiesa. L’oscurità della notte domina la narrazione, insieme al tormento interiore di Paulo che nasce dal contrasto fra il corpo, la mente e lo spirito.

"[...] sapeva di non conoscersi, di non essere padrone di sé stesso; d'ingannarsi, d'ingannarsi sempre."

Dall’altra parte abbiamo sua madre, Maria Maddalena, il simbolo della coscienza e del legame simbiotico che la lega al figlio. Soffre per i dilemmi che lo affliggono e cerca di forzarlo a tornare sulla retta via. Maria Maddalena è semplicemente una madre che vuole il bene e la felicità del proprio figlio, al punto da non sapere più cosa sia meglio per lui. 

Il dramma ha inizio quando la madre di Paulo scopre che il figlio ha una relazione. Paulo si sente in difetto, giudicato a priori senza possibilità di appello, senza rendersi conto che sua madre in lui non vede un peccatore, ma solo la confusione di un ragazzo che ha scelto la propria strada quando era troppo giovane.

"Perché non parlavi così ieri sera? E le altre sere? Perché la verità è un'altra. Adesso qualcuno ti ha scoperto, forse tua madre stessa, e tu hai paura del mondo. Non è la paura di Dio che ti spinge a lasciarmi."



Il fulcro del romanzo è proprio questo, il confronto tra madre e figlio riguardo la relazione con Agnese, ma le loro conversazioni sono sempre molto brevi e fredde e finiscono per non avere mai uno scontro diretto dove potersi parlare apertamente. Il dubbio e la confusione regna nella mente di entrambi, ma nessuno dei due ha davvero il coraggio di affrontare l'argomento.

Il tragico epilogo, con la morte improvvisa della madre diventa il castigo finale, l'espiazione del peccato di Paulo, che rimarrà segnato da un rimorso indelebile. 

Con La madre, Grazia Deledda regala un tratto di vita quotidiana, un vivere fatto di piccole cose, di sentimenti e rinunce. La semplicità dei protagonisti si rispecchia nei gesti, nelle parole, in un paese radicato sulle tradizioni e su una salda morale. Un romanzo di fede e di peccato, di prostrazione e letizia, di umori taciuti e passioni che irrompono incontrollate.

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