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martedì 24 febbraio 2015

Kitchen

Autrice: Banana Yoshimoto
Edizione: Universale Economica Feltrinelli
Numero pagine: 150
Prezzo: € 7,50 formato cartaceo



Trama: "La nostra natura ci spinge a reggerci in piedi da soli, per quanto disperati possiamo essere".

"Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina..." Così comincia il romanzo di Banana Yoshimoto Kitchen, pubblicato con grande successo in Italia in prima traduzione mondiale da Feltrinelli (1991). E' un romanzo sulla solitudine giovanile. Le cucine, nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, che riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la grande trovata di Banana è che la famiglia si possa non solo scegliere, ma inventare. Così il padre del giovane amico della protagonista Yuichi può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità. Con questo romanzo, e il breve racconto che lo chiude, Banana Yoshimoto si è imposta all'attenzione del pubblico italiano mostrando un'immagine del Giappone completamente sconosciuta agli occidentali, con un linguaggio fresco e originale che vuole essere una rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga.

Banana Yoshimoto (Tokyo, 1964) è autrice di romanzi dal tratto sognante e inconfondibile, Approdata in Italia nel 1991 con il suo esordio, Kitchen, da allora ha conquistato un grandissimo numero di lettori confermandosi autentico caso letterario. Tra i riconoscimenti ottenuti per i suoi lavori vi sono il premio Scanno nel 1993, il premio Maschera d'Argento nel 1999 e il premio Capri nel 2011.

La mia recensione: Questo libro è formato da due storie distinte, la prima è formata dai capitoli intitolati "Kitchen" e "Plenilunio" (Kitchen 2) mentre la seconda si intitola "Moonlight Shadow". 

Grazie a questo romanzo, Banana Yoshimoto ci fa capire che il dolore esige di essere vissuto, in tutte le sue stranezze e particolarità, perché è proprio in modo strano e particolare che Mikage affronta la solitudine causata dalla morte dei cari.
Rimasta orfana di entrambi i genitori, la protagonista si ritrova a vivere insieme alla nonna, ma il dolore di Mikage non ha ancora fine. Purtroppo anche la nonna la abbandona definitivamente, lasciandola sola in quella grande casa e avvolta da un'immensa solitudine capisce di dover affrontare tutto il dolore che la vita le ha riservato. 
Improvvisamente però appare Yuichi, un giovane ragazzo che lavora nel negozio di piante e fiori dove si serviva la nonna e, nonostante la confusione iniziale, Mikage accetta di trasferirsi temporaneamente nell'appartamento dei Tanabe. 
Ed è proprio grazie a questa strana famiglia che la protagonista capisce di dover vivere a pieno il suo dolore perché anche loro hanno vissuto una grande perdita.
La vita di Mikage prosegue nel migliore dei modi insieme a Yuichi ed Eriko, fino a quando la stessa Mikage non decide di trasferirsi e lasciare definitivamente la casa dei Tanabe, con l'obiettivo di riprendere in mano la propria vita e dedicarsi totalmente alla passione per la cucina. Perché è proprio questa sua passione che l'aiuta ad affrontare tutto il dolore che è costretta a sopportare, è grazie all'amore per la cucina che Mikage riesce ad andare avanti nell'immensità della sua solitudine. 
Ma quando la vita della protagonista sembra andare per il meglio, un appartamento tutto suo e un bel lavoro che la coinvolgesse in cucina, il dolore della morte la colpisce nuovamente.
Questa volta però le cose sono diverse perché il dolore non coinvolge solamente Mikage, ma anche il suo più caro amico che si ritrova solo proprio come era accaduto a lei.
Sembra quasi che la morte li circondi e che tutte le persone che stanno loro a fianco, prima o poi li abbandonino. Ma è il dolore per la perdita di un caro che parla per loro.

La storia di Satsuki è molto meno sviluppata perché di lei e della sua vita si conosce molto poco, ma il suo dolore, anche se immenso non è solitario come quello di Mikage.
Satsuki affronta la sua perdita insieme a Hiiragi, il fratello del suo ragazzo, quel ragazzo che purtroppo è morto in un incidente d'auto insieme alla fidanzata di Hiiragi. 
Il dolore di entrambi li spinge ad isolarsi, e soltanto stando insieme, anche se con molta difficoltà riescono ad affrontare la vita di tutti i giorni. Ma anche se il loro obiettivo è quello di farsi forza a vicenda, non riescono realmente ad andare avanti, a superare quel dolore che li ha colpiti così nel profondo, perché Hitoshi e Yumiko vivono nei loro ricordi di tutti i giorni senza permette loro di passare oltre.
Ma uno semplice negozio di articoli per il tennis e uno strano incontro con una ragazza di nome Urara cambieranno radicalmente le cose e le vite dei protagonisti. 

Lo stile straziante della Yoshimoto è inconfondibile. Con semplicità e un linguaggio alla portata di tutti, riesce a mettere su carta sentimenti forti e difficili da esprimere. 
Kitchen è unico nel suo genere e come tale dovrebbe essere letto e vissuto pienamente.

Ho letto questo libro in un periodo piuttosto particolare e la solitudine che traspariva da queste pagine si è unita alla mia. Non mi sono mai sentita così sola, a tal punto di ritrovarmi a tu per tu con il mio dolore interiore. Ma grazie alla storia di questi ragazzi ho capito che affrontare il male che si vive interiormente può solo che far stare un po' meglio. Capisco che questa frase possa apparire contraddittoria, ma vi assicuro che se mai doveste ritrovarvi in una qualsiasi situazione, nella quale vi ritroviate soli con voi stessi e decideste di leggere Kitchen, allora capirete quanto possa esservi d'aiuto affrontare a pieno questo dolore che vi isola dal resto del mondo. 

3 commenti:

  1. Ho letto questo libro recentemente e mi ha colpito molto. Confesso che spesso dovevo interrompere la lettura perché mi commuovevo. Lo consiglio a tutti coloro che hanno avuto una perdita nella loro vita, di qualsisi tipo.

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  2. Il male necessita di essere vissuto. Bellissima recensione, questo libro mi ha incuriosita dalla prima volta che me l'hai nominato!

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    1. Grazie Giò, se non vuoi comprarlo te lo presto volentieri :)

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